Quello che vedi non è quello che è
Quando pensi allo yoga, probabilmente immagini un corpo che si piega, una posizione difficile, un tappetino. Immagini l'asana — la postura fisica. Ed è comprensibile: è ciò che vediamo, ciò che le foto mostrano, ciò che le palestre vendono.
Ma l'asana è solo una piccola parte di ciò che lo yoga è veramente. Una parte importante — ma minima.
Lo yoga, nella sua essenza, non è un esercizio fisico. È una scienza spirituale millenaria. Un sistema completo per unire ciò che siamo con ciò che è più grande di noi. La parola stessa lo dice: yoga viene dal sanscrito yuj — unione, connessione, giogo.
"Il tappetino è una palestra per l'anima travestita da esercizio fisico."
Gli otto rami di un albero antico
Nel suo testo fondamentale, gli Yoga Sutra, il saggio Patanjali descrisse lo yoga come un sentiero di otto rami — l'Ashtanga Yoga. Le posture fisiche sono solo uno di questi otto.
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1
Yama
I principi etici verso il mondo: non violenza, verità, non appropriazione, moderazione, non possessività.
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2
Niyama
I principi verso se stessi: purezza, contentezza, disciplina, studio di sé, abbandono al divino.
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3
Asana — il ramo che tutti conoscono
La postura fisica. Nata originariamente per una ragione precisa: preparare il corpo a stare seduto a lungo in meditazione. Non come fine, ma come fondamento.
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4
Pranayama
Il controllo del respiro e dell'energia vitale.
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5
Pratyahara
Il ritiro dei sensi dal mondo esterno.
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6
Dharana
La concentrazione.
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7
Dhyana
La meditazione.
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8
Samadhi
L'unione, l'illuminazione, lo stato di pura coscienza.
Guarda dove si trova l'asana: al terzo posto, come fondamento fisico per ciò che viene dopo. Non come fine, ma come inizio.
Perché il corpo, allora?
Se lo yoga è spirituale, perché muovere il corpo?
Perché il corpo è la porta. È lo strumento più concreto che abbiamo per accedere a dimensioni più sottili. Quando pratichiamo un'asana con consapevolezza, non stiamo solo allungando un muscolo — stiamo imparando a stare presenti, a respirare nella difficoltà, a osservare la mente mentre reagisce.
L'asana ci insegna nel corpo ciò che poi vivremo nella vita: come rimanere stabili nell'instabilità, come trovare lo spazio nella tensione, come lasciar andare ciò che non serve.
Dal movimento al silenzio
Una pratica di yoga completa segue un arco naturale. Si comincia dal corpo — il più denso, il più tangibile. Attraverso l'asana il corpo si apre, si libera, si prepara.
Poi arriva il respiro. Il pranayama comincia a calmare il sistema nervoso, a portare l'energia verso l'interno.
E quando il corpo è aperto e il respiro è calmo, qualcosa accade: la mente, di solito così rumorosa, comincia a quietarsi. È qui che lo yoga rivela il suo vero volto. Non nella posizione perfetta, ma nel silenzio che arriva dopo.
"Lo yoga non si misura da quanto ti pieghi, ma da quanto silenzio riesci a trovare."
Lo yoga come cammino
Non devi essere flessibile per praticare yoga. Non devi toccarti i piedi. Non devi saper stare a testa in giù.
Devi solo essere disposto a incontrarti — nel corpo, nel respiro, nel silenzio.
Perché alla fine lo yoga non è qualcosa che fai. È qualcosa che diventi. Un modo di abitare il corpo, di respirare la vita, di stare nel mondo con più presenza e meno paura.
Il movimento è solo l'inizio. Ma che inizio meraviglioso.